Che c’è di male nella monogamia? Nulla, finché non è obbligatoria

Scritto da elena on . Postato in Opinioni

Nel corso degli anni, una cosa che ho incontrato parecchie volte è l’accusa da parte di (alcuni) monogami che le persone poli si presentino come “più illuminate” e “altezzose”.

Sicuramente ci saranno persone poli che si sentono in diritto di guardare dall’alto in basso i monogami, ma la stragrande maggioranza di noi non è per nulla critica nei confronti della monogamia in sé. Siamo critici verso l’istituzione della monogamia obbligatoria, quell’insieme di norme che presenta la monogamia come l’unica opzione possibile. Anche nel cercare di chiarire questa posizione, però, ho incontrato reazioni difensive da parte di alcuni monogami: «Stai sottintendendo che tutti i monogami sono pecoroni», «Ho scelto liberamente la monogamia dopo aver considerato tutte le opzioni», ecc. Ora, per essere chiari, sicuramente non voglio sottintendere che alcuno sia un pecorone. Ma la realtà è che la società circoscrive le scelte che ci sentiamo in grado di fare. E questo non significa che siamo dei pecoroni, significa che siamo umani: creature sociali che anelano all’accettazione da parte di una comunità, e che sono vulnerabili alle critiche e alla vergogna.

Se molte persone poli sembrano particolarmente incattivite nei confronti della monogamia obbligatoria, e a volte addirittura della monogamia tout court, è probabilmente perché molti pochi di noi hanno potuto identificarsi e vivere poliamorosamente fin dalla giovane età. Molti di noi hanno investito anni (spesso lunghi, strazianti, nocivi) cercando di forzare noi stessi in un tipo di relazione che per noi non era autentico. E sì, molti di noi ne sono usciti tenendo un po’ il broncio contro la monogamia obbligatoria.

Io sono sempre stata poliamorosa. Non appena sono stata grande abbastanza da avere cotte importanti, ne ho avute per più di una persona per volta. Ho posto fine ad alcune delle mie prime relazioni non perché avessi smesso di voler stare con un ragazzo, ma perché avevo cominciato a voler stare con un altro e pensavo che quella fosse l’unica opzione. Quando mi sono innamorata profondamente e ho capito che desideravo passare la mia vita con qualcuno, non ho mai considerato che questo potesse significare altro che “solo con quel qualcuno”. Le possibilità erano: sistemati e rimani esclusiva con questa persona che ami, o scegli la varietà, ma senza impegno e significato di lungo termine e senza profondità. E ho scelto l’amore. E vi risparmierò tutti i sofferti dettagli, ma basti dire che ho passato diversi anni di matrimonio cercando disperatamente di conformarmi alla monogamia. Sapevo di amare mio marito, e che non potevo immaginare la mia vita senza di lui. Pensavo che questo avrebbe fatto scattare un interruttore che mi avrebbe fatta smettere di sviluppare sentimenti per altri, e sentivo come se qualcosa in me fosse guasto, quando questo scatto non è avvenuto. Mi sono odiata, e mi chiedevo che cosa ci fosse di sbagliato in me. La sola cosa che mi impediva di sviluppare sentimenti per altri era isolarmi completamente dall’incontrare nuova gente, ma questo era semplicemente barattare una sofferenza con un’altra. Ho preso in considerazione il tradimento. Ho preso in considerazione il divorzio. Ho preso in considerazione il suicidio. Rendermi conto di essere poliamorosa (che non avevo altra scelta che essere poliamorosa) e iniziare a vivere autenticamente per quello che ero è stato come aprire le tende e lasciar entrare tutta questa luce, e vedere le cose chiaramente per la prima volta.

Quando ripenso oggi a tutti quegli anni passati cercando di forzare me stessa ad accontentarmi della monogamia, mi sembra assurdo. Essere felici, avere una vita giusta per se stessi, è così semplice, eppure sono stata indotta a pensare che fosse impossibile. Per quanto liberatorio sia stato essere finalmente me stessa, è stato estremamente irritante rendermi conto che avrei potuto essere da sempre felice, non fosse stato per qualche struttura sociale artificiale e repressiva. E sì, ci sono momenti in cui quel tipo di consapevolezza ti fa venire voglia di salire sui tetti e gridare: «Sentite tutti! C’è un altro modo!».

So che la monogamia è giusta per molta gente. E so che un discreto numero di persone è a conoscenza delle alternative, e sceglie comunque liberamente la monogamia. E questo è stupendo. Voglio che tutti siano in grado di vivere le vite che sono giuste e significative per sé. Ma so anche che ci sono ancora tantissime persone allo stesso punto in cui mi trovavo io, che cercano di forzarsi in un ruolo che non sentono giusto, e mai lo sarà. Anche ora, ci sono persone che pongono fine a relazioni che non vorrebbero davvero terminare, o che tradiscono e odiano se stesse per questo, o che si forzano a seguire le regole ma si sentono avvilite e non capiscono perché. E voglio che quelle persone possano essere felici. Voglio che sappiano che possono avere una vita diversa.

La monogamia, come ogni altra struttura relazionale, può essere ottima. Ma la monogamia obbligatoria, molto semplicemente, fa schifo. E proprio come si può essere eterosessuali e odiare l’istituzione dell’eterosessualità obbligatoria, così spero che anche i monogami possano trovarsi a simpatizzare e comprendere perché non smetterò tanto presto di odiare la monogamia obbligatoria.

 

Angi Becker Stevens

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Angi Becker Stevens è una blogger e attivista americana. Oltre ad aggiornare il suo blog personale, The Radical Poly Agenda, contribuisce a Modern Poly e Role/Reboot.

Tratto da: What’s so Bad About Monogamy? Nothing, Except When it’s Compulsory.
Traduzione di Elena Gallina @RunawayChicken.

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