Amore occasionale

Scritto da Giorgia Morselli on . Postato in Opinioni

Cari lettori, indossate i vostri giubbotti antiproiettile. È venuto il momento di parlare in tutta onestà di un altro argomento scomodo: l’amore.

Usiamo la parola “amore” con molti significati diversi. In questo post parlerò dell’amore romantico, di quel tipo di amore che in genere implica attrazione sessuale; insomma, di quello che chiamiamo “innamorarsi”.


Amore: la scioccante verità

La verità sull’amore è… Che capita. Spesso. Capita in circostanze appropriate (per esempio, quando si è in una relazione stabile con una persona fantastica) e in circostanze inappropriate (per esempio, quando si incontra qualcuno a una festa con cui si ha una conversazione intrigante e si finisce per farci sesso in bagno). Il fatto è che l’amore non ha niente a che vedere con l’appropriatezza.

C’è tutta una mitologia intorno all’amore romantico che afferma che è un sentimento raro e speciale, riservato solamente a poche persone nel corso della vita. Secondo questa mitologia occorre tempo perché l’amore si sviluppi, e i sentimenti che si provano all’inizio di una relazione non sono amore, ma qualcos’altro (“infatuazione”, “una cotta”, o la mia espressione preferita: rincitrullulimento – si veda Bambi). Questa mitologia vuole inoltre che l’amore in generale sia caratterizzato da costanza e sicurezza, e che l’innamoramento sia UN EVENTO CRUCIALE nella vita di una persona, riguardo al quale bisogna assolutamente fare qualcosa!

In sintesi, questa è la trama di ogni commedia romantica: se ti innamori di qualcuno, devi farlo tuo — anche se è già sposato e non gli piaci particolarmente e sei sua cognata e il mattino dopo devi partire per un soggiorno di sei anni in Mongolia — perché probabilmente lo amerai per sempre e potresti non amare mai più nessun altro.

Siamo così ammaliati da questa idea che tendiamo perfino ad arrotondare alcuni sentimenti all’amore, per eccesso (la prima volta che hai incontrato la persona che in seguito hai sposato), e altri al non-amore, per difetto (la storia di un fine settimana con una ballerina spagnola). Il fatto è che i sentimenti coinvolti in queste esperienze, dal punto di vista del vissuto interiore, sono molto simili.

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Quell’antico sentimento

L’amore è un sentimento. Caldo, vibrante, che dà i brividi. Io lo sento nella pancia, nel petto, nel volto. Il sentimento è accompagnato da una serie di pensieri entusiastici, come «Questa è la persona più fantastica che abbia mai incontrato», «Cosa posso fare perché questa persona si senta bene?» e/o «Voglio saltare addosso a questa persona e sfiorare il suo volto col mio e strusciare il mio corpo contro il suo».

Ho provato questi sentimenti, con vari gradi d’intensità, verso probabilmente un centinaio di persone diverse. In realtà è una bugia; sono molte di più. Quand’ero adolescente, li provavo approssimativamente per tre persone al giorno. Ultimamente questo flusso è sceso a una ogni 1-3 mesi (sono un po’ in fissa con l’amore, lo so. Non credo che una tale frequenza rispecchi la media). E sono sposata!

E a proposito del fatto che sono sposata, sì, provo questo sentimento per mio marito. In modo diverso rispetto a quando ci siamo conosciuti: con più tenerezza e calore, più agio e meno urgenza. Ma l’amore che provo per mio marito è accompagnato da molti altri sentimenti e pensieri che sono assai più rari dell’amore, nella mia esperienza. Tra questi: un profondo apprezzamento reciproco, unito a comprensione, per le nostre rispettive personalità, i nostri valori e le nostre bizzarrie (per esempio: lui trova molto tenera la mia tendenza a innamorarmi); anni di esperienze condivise; moltissime conversazioni su ciò che desideriamo per il futuro; e un sacco di affinità nei gusti e nelle preferenze (per esempio New Orleans, umorismo, cani, cioccolato fondente, Ray Charles, programmi televisivi, frequenza delle pulizie domestiche / dei viaggi / del sesso).

Ma dietro a tutto questo sta lo stesso sentimento: l’amore.

Piuttosto che cercare di negarlo o di ignorarlo, o chiamarlo con un nome diverso in ogni diversa situazione, voglio chiamarlo così come lo sento: sono innamorata. Sono innamorata di mio marito, di molti miei amici, della maggior parte dei musicisti che mi commuovono (compresi alcuni che sono morti, come Chet Baker, che certamente mi capirebbe), e di alcune persone che conosco appena ma con le quali mi è piaciuto parlare / ballare / fare sesso. Mi innamoro di continuo.

E, davvero, it’s no big deal, non è niente di che. Anzi, è piuttosto divertente, quando ci si abitua.


Ti amo. Non è niente di che.

Tra i più giovani oggi è in corso una rivoluzione, si fa sesso occasionale. La hookup culture, o “cultura delle relazioni occasionali”, è qualcosa di simile all’”amore libero”, ma con più preservativi e meno allucinogeni. E io sono assolutamente a favore! Nel caso non lo sapeste, a me il sesso occasionale piace. E, a quanto mi è dato di osservare, via via che questo comportamento è più accettato (tanto per gli uomini quanto per le donne), diminuiscono la vergogna e l’ansia associate al sesso che le persone fanno comunque (e che hanno sempre fatto sin dalla notte dei tempi, e che continueranno a fare). Sono contenta che i giovani comincino a sentirsi liberi di potere esplorare il sesso, in sicurezza e consensualmente, fuori dai confini dell’impegno a lungo termine.

Ma perché non darsi anche la possibilità di esplorare l’amore, con o senza impegno? Se ammettiamo che i nostri corpi non siano intrinsecamente pericolosi, non possiamo fare lo stesso per i nostri cuori?

Penso che potremmo trarre qualche buon suggerimento dalla cultura delle relazioni occasionali, al riguardo. Solleviamo dalle spalle dell’amore un po’ di quella greve grandiosità che gli è associata, e lasciamo che sia semplicemente ciò che è: un sentimento dolce, effimero ed eccitante da provare e da condividere.

I love you. No big deal. small

Immaginate di poter dire a un partner al quale non siete legati: «Ti amo. Non è niente di che. Non significa che sei l’Amore della mia Vita, o uno degli amori della mia vita. Non significa che devi ricambiare il mio amore. Non significa che dobbiamo frequentarci, o sposarci, o anche solo farci le coccole. Non significa che dobbiamo separarci in maniera drammatica tra fiumi di lacrime e piatti rotti. Non significa che ti amerò per tutta la vita, o che ti amerò ancora l’anno prossimo, o domani».

Dopodiché, magari parlandone a colazione, potreste vedere se intendete fare qualcosa al riguardo. Tutto ciò che abbiamo menzionato sopra — frequentarsi, sposarsi, farsi le coccole, eccetera — sono possibili opzioni, e c’è un’infinità di altre opzioni (videogiochi, giro del mondo in barca a vela, doppio suicidio). Queste sono tutte cose che oggi potete scegliere di fare o non fare, come due esseri umani adulti e consapevoli. Il punto cruciale è che nessuna di queste è implicata nel fatto stesso di pronunciare la parola “amore”.

Il punto

Separare quel folle e imprevedibile sentimento di “amore” che vi fa sentire le farfalle nello stomaco da tutte quelle scelte e quegli accordi idealmente razionali e lucidi connessi all’“impegno” comporta dei vantaggi. Per dirne uno: l’amore non è una ragione sufficiente per assumere un impegno verso qualcuno (fidatevi, ho provato). Sono necessari alcuni altri ingredienti: reciprocità, compatibilità e disponibilità, tanto per cominciare.

Il grande vantaggio per chi ama è che innamorarsi fa meno paura, non è più questione di vita o di morte e non vi manda al manicomio. Finché l’amore resta teoricamente riservato a persone che intendiamo frequentare e magari anche sposare, innamorarsi è un fatto drammatico, che porta scompiglio. Se interpretiamo questa compagine di sentimenti e pensieri come un evento epico, destinato a cambiare la nostra vita, non avremo altra scelta che quella di legarci molto strettamente alla persona che amiamo. Indirizzeremo su questa persona tutta una serie di aspettative («Ricambia il mio amore! Ama solo me! Amami per sempre!») e proveremo dolore e risentimento se i sentimenti non sono reciproci. Svilupperemo una sorta di imprinting, come gli anatroccoli nei confronti della madre, e ci voteremo a starle accanto nel bene e nel male, fin giù all’inferno o in mezzo al diluvio universale, nell’abuso, nella trascuratezza, nella menzogna, nella frustrazione e nell’inevitabile distruzione reciproca, che ci arrechi gioia o meno, o che ne arrechi ad altri.

Il grande vantaggio per la persona amata è che l’essere amata sarà percepito meno come un attacco, e più come un dono. Un fatto di cui si parla poco è che essere amati può essere fonte di grande disagio quando il sentimento non è reciproco (si veda la mia canzone Please). Un disagio tale, in effetti, che molti di noi preferiscono comportarsi da stronzi insensibili e dal cuore indurito piuttosto che trovarsi nella stessa stanza con la persona che ci ama. Andiamo in panico, prendiamo le distanze, neghiamo di provare qualsiasi forma di interesse o affetto per l’altro, smettiamo di rispondere ai suoi messaggi. Ma non per avversione all’amore, o a chi ci ama; bensì per l’attaccamento e le aspettative che sono scagliate in nostra direzione con tanta intensità. Se l’amore non implicasse impegno, potremmo prenderlo come un grande complimento, dire «grazie!» e sentirne il calore. Potremmo anche cominciare a provare compassione per la persona che ci ama (la quale, dopotutto, ha lo stomaco pieno di farfalle e non riesce a mangiare e a dormire bene), e questo potrebbe permetterci di compiere scelte migliori e più benevole riguardo a come reagire.

Se l’amore non implicasse impegno, forse non entrerebbe in conflitto col nostro senso di identità o con i nostri piani per il futuro a una tale velocità. Non lo prenderemmo come un fatto così personale. Se non è reciproco, che problema c’è? Se non fa nascere una relazione, che problema c’è? Provo continuamente sentimenti e desideri che restano insoddisfatti. A volte (va bene, succede spesso), la sera tardi, voglio un gelato, ma la gelateria chiude alle dieci. Vado forse in panico? Chiamo la gelateria e lascio una serie di messaggi disperati? Mi rannicchio su me stessa e mi lagno che senza il croccantino al cioccolato sono una persona inutile che non merita il gelato? No. Me ne faccio una ragione. Riconosco i miei sentimenti, piagnucolo un po’ se sento di averne bisogno, e faccio senza. Da donna adulta e vaccinata.

E questa è la parte che preferisco: se l’amore non implica impegno — se non è un evento raro, drammatico e potenzialmente doloroso, ma un’esperienza comune, semplice e che può essere apprezzata da entrambe le parti — possiamo tutti provare, e condividere, più amore.

Bello, no?

di Carsie Blanton

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Carsie Blanton è musicista e cantautrice. Dice di sé: «Amo le canzoni. Amo canzoni pop, canzoni folk, jazz, soul e rock. Scrivo qualsiasi tipo di canzone in grado di comunicare chiaramente ciò che intendo esprimere. Di solito, si tratta della miracolosa, ridicola, disorientante gioia di essere viva.»

Ha pubblicato tre album e due EP, tutti autoprodotti, e ha suonato come supporter nei tour di Paul Simon e John Oates. Il suo nuovo album, Not Old, Not New, una collezione di canzoni jazz della prima metà del ventesimo secolo, uscirà il prossimo 24 giugno.

Sul suo sito web è possibile ascoltare i suoi pezzi, vedere i suoi video e leggere il suo blog.

Tratto da: Casual Love

Traduzione di Giorgia Morselli

 

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