La regola aurea

Scritto da ely on . Postato in Opinioni

Sapete qual è la differenza tra sesso e genere?

Il primo riguarda le differenze biologiche ed anatomiche tra maschio e femmina, il corredo cromosomico, la forma dell’apparato sessuale. Il secondo invece è un processo di costruzione sociale e culturale, ed indica la rappresentazione, la definizione e l’incentivazione di quei comportamenti che danno vita allo status di uomo/donna. Il genere dunque è appreso, e comporta una serie di scelte. Alcune di queste scelte ci sembrano semplici e libere (le donne decidono quasi quotidianamente se indossare gonna o pantaloni, ad esempio); altre decisioni neppure le prendiamo in considerazione, tanto diamo per scontato certe “regole” (un uomo non se lo pone neppure il problema “gonna o pantaloni oggi?”. Eppure… quale legge lo vieta?).
Insomma: io sono una donna, esattamente come quasi altri 4 miliardi di persone al mondo. Ma come scelgo di esprimere il mio essere donna è qualcosa di unico; un insieme dei miei bisogni, aspettative, rappresentazioni e ideali della femminilità, che mi sono costruita sulla base del mio carattere, della mia storia, della mia società, e delle persone con cui mi sono relazionata.

E per le relazioni affettive? A me piace pensare che sia la stessa cosa.

Proviamo ad immaginare che l’equivalente del nostro sesso sia il definirsi etero/omo/bi-sessuali, ma anche attivi-passivi, poli-monogami, e tutte le possibili caratterizzazioni identitarie che ci sentiamo di legare alla nostra idea di Sé (e qui uso intenzionalmente il termine possibili perché alcune persone avvertono tali caratteristiche proprio come aspetti d’identità sessuale, mentre per altre non sono che comportamenti relazionali).
E qui si definisce appunto il genere: tutte quelle scelte comportamentali, legate certamente alla nostra Identità, ma che possono essere varie e molteplici quanti sono gli esseri viventi sul pianeta.

Sono bisessuale. Ma tendenzialmente con le donne ho più relazioni sessuali che non affettive, e viceversa con gli uomini.

Sono bisessuale e sento l’esigenza di avere un uomo e una donna nello stesso momento, per sentirmi appagat* in una relazione.

O ancora: sono bisex, ma percaritàdidio un partner alla volta, grazie!

Dove sta scritto come debba gestire le sue relazioni una persona bisessuale? Ma allo stesso modo dove sta scritto come debbano gestire le relazioni le coppie “tradizionali”?
La gelosia ha lo stesso ruolo e viene gestita nello stesso modo in tutte le coppie monogame e sessualmente esclusive?
No di certo. Per alcune vige il semplice patto “puoi avere tutt* le/gli amic* che vuoi, basta che non ci vai a letto”; ma in certe coppie anche il solo rapporto amicale con persone di sesso opposto rappresenta una situazione da evitare, pericolosa e “di cattivo gusto”.
Dove sta scritta la regola sulla gelosia? Da nessuna parte. Eppure certi ruoli e comportamenti sono così consolidati in noi che è difficile modificarli, o metterli in discussione.
Ma si può. Eccome se si può.

Sapete qual è la regola aurea? Basta che funzioni.
Sì, come il film di Woody Allen. E no: non è un concetto banale per semplificare la questione.
È davvero così. Basta che funzioni, nella coppia (o nella triade, nel quartetto, nel gruppo familiare, amicale o sociale che sia).
La gelosia, le comunicazioni interne ed esterne, la frequenza dei rapporti, la gestione dei contatti: tutto può essere negoziato.
Abbandoniamo il concetto di ciò che è giusto o sbagliato, e pensiamo cosa è buono o non buono per noi e i nostri partner. E troviamo il compromesso.
La radical honesty è la filosofia con cui mi sono moss* tutta la vita, ma è davvero la scelta migliore per me e i miei partner attuali?
Il riunire tutti i metamori sotto lo stesso tetto nella più felice delle visioni tribal è davvero qualcosa che posso applicare a tutti noi? O è un’esigenza che sento solo io?
Ma se ho bisogno di rassicurazioni e conferme ad ogni nuova relazione che il mio partner primario instaura, sono un* poliamoros* peggiore di altri?

È dura muoversi senza modelli di riferimento. A volte avere norme sociali implicite aiuta tanto, perché ci semplifica la vita e alleggerisce il cervello.
Ma ci ingabbia anche quando meno ce lo aspettiamo, quando non contempliamo neppure che si “possa fare diversamente”.
Ed ecco che si cerca di modificare i propri bisogni perché si vuole raggiungere l’ideale esterno di comportamento, che ci hanno inculcato essere buono e giusto. Per tutti. Universalmente.
Invece le regole universali non esistono, da nessuna parte.
E se l’obiettivo di una relazione è essere felici (o migliorare come persone, sviluppare i nostri talenti, o ciascuno di voi pensi pure a che scopo ha l’amore) comunque sia, qualunque motivazione vi muova, l’importante è capire cosa serve a noi – e alle persone in relazione con noi- per stare bene.

Mettiamo da parte i preconcetti sociali, diamo fuoco a tutto ciò che crediamo giusto, e riflettiamo sul serio su ciò che ci fa stare meglio. Quello è il nostro genere, quello è ciò che ci calza a pennello.

 

Elisa De Giovanni

 

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