Le parole sono importanti

Scritto da Giorgia Morselli on . Postato in Opinioni

Se ci fosse un premio per le parole più sgradite anche a chi tuttavia ne apprezza e ne condivide il significato, poliamore potrebbe probabilmente candidarsi a vincerlo. Sarà per la bizzarra ibridazione di radici greche e latine, o perché in italiano quell’“-amory” che nell’inglese polyamory suona così diverso da “love” viene a coincidere col comunissimo (e logoro) termine “amore”, caricandosi immediatamente dei significati che siamo soliti associarvi — questo neologismo suscita comunque grandi antipatie.

Quando si parla di poliamore con qualcuno che è nuovo a questo concetto, c’è un’osservazione che ricorre spessissimo:
Ma che bisogno c’era di coniare questo termine?
Non è lo stesso che “poligamia”?
Oppure:
Non è lo stesso che “coppia aperta”?
O ancora:
Non è lo stesso che “trombamicizia”?

In effetti, non è lo stesso. Sono concetti differenti, ciascuno definito in base a una serie di proprietà che in parte coincidono e in parte no. Ognuno di questi termini individua una gamma di varie situazioni e configurazioni relazionali. Ciò non toglie che i loro campi semantici possano in parte sovrapporsi: per esempio, i membri di una coppia aperta possono avere relazioni poliamorose, ma anche scopare in giro senza aprirsi al coinvolgimento emotivo e stabilire vere e proprie relazioni; e chi vive relazioni poliamorose può stare in una coppia aperta, ma anche non stare in coppia, o non stare in un ménage aperto bensì in un ménage chiuso (sessualmente esclusivo) formato da più di due persone. Si può chiamare “trombamico” qualcuno con cui si ha un rapporto che non si riconosce come una relazione affettivamente importante, ma anche considerare come un vero e proprio partner nell’ambito di una relazione poliamorosa una persona con la quale di fatto si condividono esperienze strettamente sessuali.

Confusi? È normale, districarsi tra questi concetti non è semplice: il mondo della non-monogamia è molto vario e complesso rispetto a quello della monogamia, e laggiù negli States, dove su queste cose si fa cultura, non solo sperimentando in prima persona ma anche scrivendo e discutendo e divulgando ben più che alle nostre latitudini, un autore di buona volontà ha preso molto sul serio il compito di fare chiarezza tra tutti questi termini e concetti, disegnando un vero e proprio grafico che siamo orgogliosi di proporvi per la prima volta in versione italiana. Si tratta della gloriosa “Mappa della non-monogamia” di Franklin Veaux, autore del blog More Than Two e di un libro omonimo di cui si attende la pubblicazione a breve. Questa mappa, definita più propriamente come una “mappa dei comportamenti sessuali non monogamici”, ha subito diverse rielaborazioni, per giungere infine alla sua versione definitiva: questa.

Veaux

[Cliccare sulla mappa per ingrandirla]

Lo so che cosa state pensando: entropia! Se questo è un sistema, è senza dubbio molto in disordine. Forse non avevate mai fatto caso a quanti termini ed espressioni abbiamo per designare modalità di relazione che si collocano al di fuori della monogamia, e vederli lì tutti insieme fa un certo effetto.

L’area più ampia, quella che include o interseca la maggior parte delle altre modalità di relazione, è quella della relazione aperta. Si tratta infatti di un’espressione molto generica per indicare un accordo consensuale alla non esclusività sessuale entro una relazione. La condizione della consensualità esclude il tradimento (inteso nella sua accezione comune di contravvenzione all’accordo di esclusività), mentre la poligamia socio-religiosa ne è esclusa in quanto prescrive (per lo più) relazioni chiuse.

Le relazioni poliamorose si collocano nell’ambito delle relazioni aperte quando non prevedono un accordo di esclusività sessuale tra le persone coinvolte; diversamente, sono a tutti gli effetti relazioni chiuse, pur coinvolgendo più di due partner (“polifedeltà“). “Unicorno” è il termine (buffo, sì) con il quale si designa quello specifico partner ideale in grado di soddisfare i desideri e le fantasie di partner legati da una relazione già in atto, tipicamente un partner bisessuale single disposto a entrare in relazione con entrambi i membri di una coppia tradizionale: un ideale molto diffuso e ricercato da parte delle coppie che si aprono al poliamore, in quanto rappresenta “la soluzione perfetta” al desiderio di apertura ma insieme anche di condivisione e di tutela del legame preesistente. Creature siffatte sono tuttavia di ben difficile reperibilità nel mondo reale, da cui il riferimento all’animale mitico.

Le pratiche sessuali improntate a un gioco di scambio di ruoli o di partner, BDSM e non-monogamia D/S e scambismo, possono collocarsi entro diverse categorie a seconda del tipo di relazioni cui danno luogo (relazioni genericamente aperte, relazioni poliamorose se implicano un coinvolgimento affettivo, sesso occasionale se non implicano l’instaurarsi di una relazione), della presenza o meno di un accordo di esclusività e del numero di persone coinvolte (scambismo a gruppo chiuso, scambismo soft).

Vedere gente“, “dont’ask, dont’ tell” (spesso abbreviato in DADT) e “regola delle 100 miglia” denotano diversi accordi tra i partner riguardo alla modalità di gestione delle informazioni sulla frequentazione di altre persone e alle frequenza e alla continuità delle relazioni esterne: rispettivamente, la generica libertà di conoscere e frequentare altri (anche non consensualmente), la preferenza per non essere esplicitamente informati su altre relazioni (potenziali o reali) e la possibilità (fondata o meno sul consenso) di frequentare altre persone nei periodi di lontananza dal partner abituale. “Con Sex” denota invece in modo molto specifico occasioni di condivisione di esperienze sessuali nell’ambito di convention tematiche dedicate al gioco e/o al sesso.

Quello del commercio del sesso è un altro ambito trasversale, che può intersecarsi con una varietà di situazioni.

Insomma, tutti questi termini, visti nella loro correlazione reciproca, appaiono decisamente meno superflui e ridondanti che considerati singolarmente. Resta però il problema di “come indossarli” in prima persona — per definire una consuetudine, una preferenza, un’inclinazione, una vocazione, uno status quo  — senza provare la spiacevole sensazione di trovarsi imprigionati in un’etichetta.
Prima di tutto può essere utile distinguere l’aspetto comportamentale da quello identitario: per esempio, ho una relazione poliamorosa (ma potrei avere anche relazioni di altro tipo) / sono poliamoroso (questo modalità di relazione è connaturata al mio essere). Questo sta completamente alla sensibilità personale, a seconda di quanto si senta proprio ed essenziale un certo stile di vita. A questo proposito ha fatto storia la reazione dei “polindignati” suscitata da un’affermazione di Dan Savage sul poliamore inteso come stile, e non orientamento, relazionale.

Molti di noi hanno invece il problema opposto, cioè di non volersi identificare in una modalità relazionale specifica, specialmente se si è da poco intrapreso un percorso di ricerca al di fuori dei modelli tradizionali e si intende comunicare col linguaggio la dimensione non definitiva delle proprie preferenze attuali: come fare? Penso a La zoccola etica e alle espressioni scelte dalle autrici per comunicare le loro tendenze e preferenze in fatto di genere, orientamento sessuale e relazioni:

Dossie […] si definisce lesbica da venticinque anni e ritiene comunque importanti le sue esperienze precedenti come bisessuale ed eterosessuale. È sempre stata una zoccola. Ha sposato uno stile di vita sessualmente aperto nel 1969, alla nascita di sua figlia, e ha tenuto il suo primo workshop su come disapprendere la gelosia nel 1973. Ha trascorso circa metà della sua vita adulta da single, se così si può dire, in famiglie composte da conviventi, amanti e altri intimi. Attualmente vive con la sua compagna nelle montagne a nord di San Francisco.
[…] Durante gli anni dell’università Janet ha condotto una vita da giovane zoccola, ma in seguito ha sperimentato la monogamia all’interno di un matrimonio eterosessuale tradizionale per una buona decina d’anni. Dopo la fine del suo matrimonio, non ha più considerato la monogamia un’opzione adatta a lei. La maggior parte delle persone la definirebbe “bisessuale”, ma lei si considera piuttosto gender bender, e non saprebbe dire come debba funzionare l’orientamento sessuale quando si è a volte maschio e a volte femmina. È sposata con un uomo biologico il cui genere è flessibile quanto il suo, il che è meno complicato di quanto sembri.

Non sono, queste presentazioni, un piccolo capolavoro di fenomenologia? I riferimenti alla propria storia personale e agli snodi dell’esperienza, la consapevolezza della differenza tra la percezione di sé e la percezione degli altri e del diverso impiego che ognuno può fare degli stessi termini secondo la propria sensibilità personale e le consuetudini d’uso in ambienti differenti, la refrattarietà a subire le definizioni come sistemi di significato chiusi — queste descrizioni di sé trasudano esperienza e sembrano suggerire che occorrono molte parole e sfumature diverse per dire ciò che si è. Per questo a noi piace avere a disposizione un ampio ventaglio di termini diversi, anche se possono somigliare a etichette: per poterne indossare anche tante insieme, e toglierle e metterle di volta in volta, perché ci aiutino a parlare di noi nel modo più fedele possibile alla complessità della nostra esperienza.

di Giorgia Morselli

La mappa della non-monogamia è tradotta da Elena Gallina

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